Nuova edizione della tesi di laurea di Claudio Sabattini a tredici anni dalla sua scomparsa

Il 3 settembre 2003 ci lasciava Claudio Sabattini. La Fondazione a lui intitolata lo vuole ricordare attraverso la ripubblicazione in formato e-book della sua tesi di laurea.

Inviamo il volume pubblicato da Meta Edizioni – che ringraziamo per il lavoro svolto – e un articolo di presentazione della nuova edizione scritto da Gabriele Polo.

Contemporaneamente prosegue la raccolta e l'acquisizione in formato digitale dei materiali cartacei prodotti da Sabattini nel corso della sua lunga attività politica e sindacale. I lavori - che vedranno la conclusione nel 2017 - porteranno alla creazione di un catalogo e di un centro di documentazione tramite i quali sarà possibile consultare in maniera omogenea gli scritti editi ed inediti di Sabattini  disseminati nelle varie sedi sindacali del territorio nazionale.

La Fondazione è a disposizione di chiunque voglia consultare le carte già digitalizzate o quelle già presenti in originale presso la propria sede.

Fondazione Claudio Sabattini


Claudio Sabattini: una tesi, alcune lezioni

A tredici anni dalla scomparsa di Claudio Sabattini, la Fondazione che porta il suo nome e MetaEdizioni, pubblicano la versione on line della sua tesi di laurea, “Rosa Luxemburg e i problemi della rivoluzione in occidente” (l'edizione cartecea è del 2006 ed è esaurita).

Non è solo un'occasione per ricordare il dirigente sindacale – segretario generale della Fiom dal 1994 al 2002 -, il compagno, l'amico. E' soprattutto un modo per riprendere il filo di un discorso utilizzando un lavoro che della tesi di laurea ha solo l'involucro quasi occasionale, ma che è caratterizzato dalla ricerca militante e dalla passione politica. Il “fine” è tutt'altro che accademico – fin dal titolo – e l'impianto è del tutto coerente e interno al contesto in cui la tesi viene presentata. Siamo nel 1970, Claudio è appena stato eletto segretario generale della Fiom bolognese – dopo anni di lavoro in Cgil e di militanza nel Pci; alle spalle ha il '68 studentesco, di fronte un “rivolgimento” sociale e soprattutto operaio che apre la strada alla stagione dell'autonomia di classe. E, allora, i “problemi della rivoluzione in occidente” non sono un richiamo all'ortodossia marxista ma il concreto interrogarsi sulle questioni basilari dei rapporti di produzione, delle relazioni sociali e dei suoi conflitti, del potere che si contrasta e di quello che si costruisce in questo contrasto conflittuale. E Rosa Luxemburg – la più eterodossa dirigente della storia movimento socialista europeo tra fine '800 e inizio '900 – non è un santino da agitare in una piazza o da ricordare in uno slogan, ma l'ispiratrice di un pensiero che rompe con la tradizione del proprio campo (il movimento comunista e il Pci) non con un rinculo moderato ma mettendo al centro la questione cruciale del rapporto tra partito e movimento, tra organizzazione e masse (oggi, malamente e con quel che ne segue, si direbbe “popolo”).

Siamo nel '70 e Claudio con questo lavoro (riproposto in una versione arricchita dalle note bibliografiche curate da Riccardo Bellofiore e Michele Dal Lago dell’Università di Bergamo, oltre che da un commento dello stesso Bellofiore) avvia una riflessione che segnerà tutta la sua vita politica e – soprattutto – sindacale: il nodo della democrazia. Democrazia come sostanza del rapporto tra gli individui, come pratica e obiettivo al tempo stesso. Democrazia come problema, come elemento di qualità che deve segnare le relazioni tra chi delega e chi è delegato; problema irrisolto – come vediamo ogni giorno – e proprio per questo necessario centro dell'attenzione di qualunque militante o dirigente. Più in generale la misura con cui deve confrontarsi chiunque voglia occuparsi della cosa pubblica, un metodo che diventa merito, il mezzo che segna il fine e lo accompagna ogni giorno. Come in quegli stessi mesi accadeva nelle fabbriche italiane con lo stravolgimento delle relazioni industriali (e delle pratiche sindacali) frutto non solo di rivendicazioni che sottolineavano l'insopportabilità di condizioni di lavoro e salariali nella fabbrica del taylorismo maturo, ma che in un'esplosione di protagonismo e libertà costruiva la partecipazione operaia dei delegati di gruppo omogeneo e, poi, di reparto.

La ricerca teorica di Claudio Sabattini, muove da lì - con la Luxemburg nella mente e i conflitti operai negli occhi – per iniziare un lungo viaggio che lo porterà a conoscere e vivere mondi diversi e al tempo stesso convergenti tra loro: dai lavoratori qualificati della meccanica di precisione bolognese ai metallurgiuci bresciani agli operai delle catene Fiat torinesi, solo per citare alcune delle tappe di un percorso che ha fatto della condizione e dei problemi del lavoro subordinato una ragione di vita. E già nelle righe di questa tesi dal titolo così datato si possono scorgere gli elementi d'attualità e le linee guida che ne segneranno pensieri e azioni, fino all'approdo ai massimi vertici della Fiom-Cgil per ridarle linfa vitale nel segno dell'indipendenza del lavoro dal capitale e della democrazia come conquista e pratica quotidiane. Parti rilevanti dei nodi irisolti che arrivano fino ai nostri giorni; i problemi – appunto - della “rivoluzione in occidente”. 

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